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Vitamina D: benefici, usi e interazioni

La vitamina D la possiamo trovare in molti alimenti, principalmente del regno animale. Le fonti più ricche sono alcune tipologie di pesce, le uova e il latte. Quando si parla di vitamina D ci riferiamo a due categorie precise, il colecalciferolo, o meglio la vitamina D3, e l’ergocalciferolo, la vitamina D2. Il primo è sintetizzato negli organismi animali e deriva dal colesterolo, il secondo nvece si ottiene dai vegetali.

ouova

Gli alimenti ricchi di vitamina D sono principalmente alcune varietà di pesce e la carne. Le fonte migliori dalle quali attingere sono ad esempio la sogliola, lo sombro, il salmone, il tonno, il pesce spada e le sardine. Anche il fegato e i grassi animali, la carne di tacchino di anatra e di pollo. In una dieta vegetariana ad esempio, la vitamina D si ottiene dal latte e dalle uova. Non dimentichiamoci comunque che anche le verdure verdi e i cereali ne sono ricchi.

Anche il sole gioca un ruolo essenziale per la produzione di vitamina D. Secondo gli esperti bastano 10 minuti al giorno di esposizione per far si che la carenza sia prevenuta.

Benefici della vitamina D

Lo scopo principale della vitamina D è quello di mantenere a un livello normale i livelli del calcio e del fosforo all’interno del sangue. Questa vitamina favorisce anche un miglior assorbimento del calcio , cioè porta a a delle ossa molto più forti. La ricerca suggerisce quindi che la vitamina D fornisca una protezione all’ipertensione, l’osteoporosi e il cancro, oltre che altre tipologie di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla.

La giusta presenza di vitamina D previene deficit causati dalla sua carenza, come l’osteomalacia e il rachitismo. Quest’ultimo nei bambini piccoli, tende ad evolversi nelle deformità dello scheletro. Vediamo afesso nel dettaglio quali sono i benefici della vitamina D, da quelli maggiormente accertati a quelli che si basano su idee non ancora accertate. Non sembre infatti sono stati dimostrati questi benefici in termini di efficacia e di sicurezza.

  • La giusta quantità di vitamina D insieme al supplemento di fosfato, è una terapia efficace per l’ipofosfatemia familiare e quella dell’ipofosfatemia che è collegata alla sindrome di Fanconi, si tratta di un difetto dei tubuli del rene, e viene associata anche all’acidosi tubulare renale.
  • La vitamina D quando presente nelle quantità ottimali, riesce a prevenire l’iperparatiroidismo. Basta pensare che, quando vi è questo problema, il trattamento iniziale è proprio la somministrazione della “D”. Alcuni studi dimostrano che la vitamina in questione può ridurre anche l’incidenza dell’ipoparatiroidismo quando per via chirurgica sono state esportate in modo totale o parziale le paratiroidi. Si tratta comunque di un problema raro, ma dovuto quasi sempre alla rimozione chirurgica delle paratiroidi. Questo problema porta a una riduzione dell’ormone paratiroideo.
  • La vitamina D previene l’osteomalacia, cioè è il rachitismo degli adulti. Questo problema si manifesta molto spesso in quelle persone anziane che seguono una dieta bassa di vitamina D o si espongono troppo poco ai raggi del sole. I sintomi classici sono dolore alle ossa, fragilità e debolezza muscolare.
  • Effetti benefici anche per coloro che hanno la psoriasi. Uno dei molti trattamenti per le placche cutanee di questa malattia è il Daivonex®, in pratica la versione sintetica della vitamina D3 calcipotriolo.

Quelli appena visti sono i benefici accertati della vitamina D. Quando questo nutriente è in carenza all’interno dell’organismo, tendono a comparire questi problemi. Se ne deduce quindi che, quando essa è presente nelle giuste quantità, si hanno dei benefici concreti sugli stessi.

La vitamina D comunque offre molti altri benefici, almeno teorizzati. E’ stato infatti dimostrato in parte che riesce a prevenire la debolezza muscolare sia nei bambini che negli adulti. Questo perché un suo deficit è associato a tale sintomo. Sembra che lavori molto bene anche sull’osteoporosi. Quando vi è un apporto non sufficiente di vitamina D, il calcio assorbito non è adeguato ed ecco che vi è una secrezione di PTH troppo elevata, essa provoca l’aumento del riassorbimento osseo. Tutto questo indebolisce le ossa e porta all’elevato rischio di fratture.

Tra le proprietà solo ipotizzate della vitamina D invece, troviamo:

  • Anticonvulsionante: riduce la frequenza della crisi. Servono ancora studi per poter confermare questi risultati.
  • Previene il cancro: senbra possa ridurre leggermente il rischio di sviluppare il cancro al seno e in altre parti del corpo. Tuttavia servono nuovi studi per poter consigliare l’uso regolare di vitamina D per questo scopo.
  • Forza muscolare maggiore per coloro che assumono steroidi: gli steroidi vanno ad alterare il metabolismo della vitamina D. Una sua integrazione però, sembra che possa essere utile anche alla forza muscolare.
  • Diabete di tipo 1: sembra che il bambino che assume vitamina D nel primo anno di vita, ha un rischio inferiore di sviluppare questo tipo di diabete. Alcuni studi hanno sottolineato che l’olio di fegato di merluzzo possa ridurre tale incidenza.
  • Diabete di tipo 2: l’adulto che assume la giusta dose di vitamina D, ha una sensibilità migliore all’insulina. Anche questi risultati hanno bisogno di ulteriori conferme.
  • Osteodistrofia epatica: i pazienti con malattia epatica cronica possono soffrire di malassorbimento di calcio. Ciò dipende dalla malnutrizione e da un deficit della vitamina D. Il suo assorbimento può aiutare molto nella gestione della condizione.
  • Ipertensione: quando c’è un basso livello di vitamina D, può presentarsi l’ipertensione. Non vi è ancora un collegamento chiaro ma, qualcosa fa pensare che la vitamina D possa ridurre la pressione alta del sangue.
  • Riduzione della mortalità: le giuste quantità di vitamina D, riducano in genere la mortalità. Altro aspetto da confermare.
  • Osteogenesi imperfetta: è quella malattia genetica che porta a un’insolita fragilità ossea, che porta alla rottura facile. Con un introito corretto di vitamina D e di calcio, aiuta a mantenere le ossa forti.
  • Osteoporosi: nei pazienti che hanno fibrosi cistica, la somministrazione per via orale di vitamina D aiuta ad assorbire il calcio.
  • Disturbo affettivo stagionale: è una specie di depressione che colpisce solo nei mesi invernali, probabilmente a causa della poca esposizione al sole. La vitamina D pare che sia alla base della miglior terapia per questo problema.
  • Verruche senili: vengono trattate con vitamina D3 topica.
  • Sclerosi multipla: secondo gli scienziati vi è un tasso minore di persone che soffrono di sclerosi multipla in quelle aree dove vi è una luce solare maggiore e dove il consume di pesce è più alto. Alcune ricerche suggeriscono che, quando vi è un apporto di vitamina D a lungo termine, vi è un rischio ridotto di sviluppare la malattia.
  • Deficit di vitamina D nel bambino in fase di allattamento: quando la mamma che allatta assorbe molta vitamina D, riesce a prevenire deficit anche nel bambino.
  • Aumento di peso: può prevenire insieme al calcio, l’aumento di peso nel periodo post-menopausa.

Sembra che la vitamina D possa portare benefici anche sui disordini autoimmuni, la malattia di graves, la cheratosi attinica, i disordini metabolici, ipocalcemia, i disordini del sistema nervoso, la vitiligine, i disturbi vaginali e il lupus eritematoso sistemico.

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Vitamina D: qual è il fabbisogno giornaliero?

Il dosaggio di vitamina D giornaliero cambia in ogni persona, molto dipende anche da qual è la quantità di esposizione ai raggi solari. Vi sono comunque alcune ricerche fatte sulla questione e pubblicate poi su alcune riviste scientifiche.

Quando vi è un apporto di vitamina D idoneo a livello alimentare e la persona di espone almeno 15 minuti ai raggi solari, solitamente non c’è bisogno di integratori specifici, i quali comunque devono essere assunti solo dopo consultazione medica.

In Italia una carenza di vitamina D non è poi così comune, visto che possiamo comunque beneficiare in grandi quantità del sole. Alcune persone però non possono per vari motivi godere di una sintesi sufficiente e in questo caso, ecco che possiamo far riferimento ad alcune linee guida americane, che consigliano 5 microgrammi al giorno per tutte le persone al di sotto dei 50 anni. Per le persone tra i 50 e i 70 anni, le dosi consigliate sono 10 microgrammi al giorno. Sopra i 70 anni, sono consigliati 15 microgrammi al giorno.

Sotto i 18 anni invece, il livello raccomandato per i neonati fra i 6 e gli 11 mesi è inferiore ai 10 µg/die. Da un anno fino al periodo dell’adolescenza, qual ora non vi sia una giusta esposizione al sole, è consigliata l’assunzione di 10 µ al giorno.

Durante la gravidanza, l’apporto raccomandato non cambia rispetto a quello delle donne adulte. Qualcuno suggerisce invece che ci voglia un fabbisogno superiore, specialmente in quelle donne che l’esposizione al sole è inadeguata. Tuttavia questo punto non è ancora stato dimostrato.

Effetti collaterali della vitamina D

Gli effetti collaterali della vitamina D si possono presentare quando vi è una sensibilità a questa sostanza o ai suoi derivati. Solitamente l’organismo, nelle dosi raccomandate, la tollera bene. Uno studio ha invece notato che vi è una maggior possibilità di sonnolenza durante il giorno quando il paziente è trattato con degli analoghi della vitamina D.

La vitamina D ha effetti tossici quando è presente in quantità eccessive. Solitamente rischiano questi eccessi i soggetti che soffrono di malattia renale, sarcoidosi, istoplasmosi, tubercolosi e iperparatiroidismo.

La vitamina D può avere come effetto collaterale l’ipercalcemia cronica, la quale può portare anche a complicazioni pericolose per la vita. Ecco che deve necessariamente essere gestita da un medico. I sintomi iniziali possono includere la nausea, l’anoressia, il vomito, un eccesso di diuresi, l’eccesso di sete, cefalea, secchezza delle fauci, affaticamento, debolezza, un sapore metallico in bocca, l’instabilità e il ronzio nelle orecchie. Possono presentarsi anche delle alterazioni nelle funzioni renali.

Vitamina D e interazioni

La vitamina D interagisce con gli antiacidi contenuti nel magnesio, soprattutto quando la persona soffre di insufficienza renale cronica. Non solo, gli effetti della vitamina D sono ridotti anche quando vi è l’assunzione di alcuni farmaci anti-convulsionanti. L’uso di calcio e vitamina D insieme, può alterare anche la risposta infiammatoria. I farmaci che alterano l’assorbimento intestinale della vitamina D sono:

  • Terapia con colestipolo e colestiramina.
  • Cortisonici. L’interazione può causare osteoporosi e la deplazione di calcio.
  • Digossina: chi assume questo medicinale deve far attenzione a usare la vitamina D, perché può portare a un’anomalia del ritmo cardiaco.
  • Orlistar, rifampicina, lassativi stimolanti e diuretici tiazidici.

Le interazioni della vitamina D possono avvenire anche con delle erbe e alcuni supplementi alimentari.

Carenza di vitamina D: effetti collaterali

Quando vi è una carenza di vitamina D, si presentano anche effetti negativi sulle ossa. Ciò può portare a osteomalacia negli adulti o rachitismo nei bambini. Inoltre questo deficit può causare anche l’osteoporosi. Si manifesta anche uno scarso assorbimento di calcio nel tratto intestinale e vi è una ritenzione del fosforo anche a livello renale. La conseguenza è anche un difetto della mineralizzazione dello scheletro.

La carenza di vitamina D può avere effetti negativi anche sui muscoli. Recentemente è stata portata in evidenza la possibilità che vi sia un interazione negativa anche nel sistema immunitario. Quando l’organismo non riceve il giusto apporto di vitamina D, vi è una vulnerabilità maggiore a infezioni batteriche e virali.

Come si previene la carenza di vitamina D

Prima di tutto è necessaria l’adeguata esposizione al sole, specialmente in primavera ed estate. L’organismo durante la bella stagione mette in atto il meccanismo d’immagazzinazione, in modo da avere le proprie riserve anche per l’inverno. Troppo sole però può danneggiare la pelle, ecco che vanno seguiti i consigli degli esperti. Non è consigliato esporre il corpo per troppo tempo al sole, durante le ore più calde. Chi una pelle molto chiara ha bisogno di un’esposizione di circa 10-15 minuti. Chi ha la pelle scura, anche di un’ora e mezzo.

Eccesso di vitamina D: effetti collaterali

L’Università di Copenhagen ha recentemente fatto uno studio sugli effetti collaterali causati da un eccesso di vitamina D. Valori troppo elevati sembra che aumentano il rischio di morte per motivi cardiovascolari. Lo studio è stato fatto su 247.574 danesi, analizzando il tasso di mortalità in un arco di tempo pari a 7 anni. 16.645 pazienti sono deceduti in quell’arco di tempo, e sono giunti alla conclusione che i valori di vitamina D inferiori a 50 nanomoli o superiori a 100 nanomoli per ogni litro, aumentano il rischio di morte.

Per evitare l’eccesso di vitamina D, può essere necessario evitare l’assunzione di integratori non necessari o altrimenti, quando necessari, di non usarli troppo a lungo per evitare sovradosaggi.

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