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Rinoplastica, aperta e chiusa: quando intervenire e perché

Il personale livello di autostima passa in gran parte dalla capacità di stare bene con la propria immagine e di apprezzare il proprio aspetto esteriore. La pura e semplice voglia di piacersi di più così come il timore di essere giudicati per la presenza di piccole o grandi imperfezioni soprattutto nel contesto del volto, portano le persone a rivolgersi sempre più spesso al chirurgo. Tra le operazioni maggiormente richieste del momento c’è infatti l’intervento di rinoplastica, che potrà essere chiusa oppure aperta. Vediamo in cosa consistono e quando ricorrere all’una o all’altra metodologia di rimodellamento del naso.

L’importanza di ripristinare l’armonia del volto

Un intervento di rinoplastica ben riuscito è quello in grado di sommare la risposta estetica al risultato funzionale. Nell’ambito di tale operazione si vanno infatti a toccare componenti estremamente delicate del volto, sia ossee che cartilaginee. Intervenire chirurgicamente per rimodellare il naso è utile quando si voglia ripristinare l’armonia (anche e soprattutto) in relazione al proprio profilo. Quest’ultimo è infatti uno dei principali elementi che entrano in gioco quando si fanno delle valutazioni estetiche. Senza contare che la rinoplastica potrebbe rendersi necessaria pure nel caso di malformazioni congenite e traumi.

Rimodellare il naso vuol dire intervenire in maniera importante sulla fisionomia della persona, ecco perché è bene affidarsi a professionisti e prepararsi ad accettare una nuova immagine di sé. La rinoplastica, come accennato, potrà essere di due tipologie: aperta, con rimodellamento della piramide nasale attraverso un’apertura – la cicatrice è destinata a sparire dopo alcune settimane – nella zona tra le narici (detta ‘columella’), oppure chiusa (endonasale) che si esegue attraverso incisioni all’interno del naso, dunque sempre invisibili.

Rinoplastica chiusa: caratteristiche e tempi di guarigione

L’intervento di rinoplastica chiusa ha una durata di circa un’ora ed è considerato il metodo tradizionale, al quale si ricorre in prima battuta soprattutto per l’assenza di cicatrici post operazione. Vi è anche un ulteriore vantaggio nel ricorrere a tale tecnica, ovvero il fatto che la guarigione avverrà in tempi più rapidi (circa 6 mesi) rispetto alla tecnica ‘open’. Il motivo è presto detto: la punta nasale subisce un trauma minore. Tra gli svantaggi occorre invece annoverare le maggiori difficoltà di movimento e la ristretta visibilità dovute alla mancanza di un accesso chirurgico.

Rinoplastica aperta: come si interviene e quanto dura l’operazione

Per quanto riguarda l’intervento di rinoplastica aperta, la cui durata è di un paio d’ore, sarà necessario effettuare un’incisione strategica che – grazie allo scollamento della punta nasale – consentirà di vedere chiaramente le strutture interne. E’ evidente come in questo caso, rispetto alla tecnica endonasale, le manovre operatorie per effettuare la correzione saranno più agevoli. Questa tecnica si utilizza spesso in caso di malformazioni congenite, nasi che abbiano subito un trauma (per esempio presentino una deviazione della piramide nasale) o nei casi in cui si debbano apportare correzioni funzionali in relazione alla valvola nasale esterna.

Fase post operatoria e ripresa delle attività di routine

Dopo l’intervento chirurgico possono presentarsi situazione di gonfiore, sia per quanto riguarda il volto che gli occhi. Il principale fastidio è comunque legato alla presenza dei necessari tamponi nasali e del gesso (i primi si tolgono dopo 48 ore, il secondo si può invece rimuovere dopo una settimana). Si può riprendere a guidare dopo 7 giorni dall’intervento, mentre invece i capelli possono essere lavati dopo almeno 72 ore. Anche lo sport si può ricominciare, a patto di non esporsi al rischio di traumi al volto.

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