Plastica negli oceani: arriva Ocean Cleanup Array

L’inquinamento è uno dei grandi problemi del nostro pianeta. Mare, terra e aria sono stati avvelenati e, il crescente consumismo e l’irrinunciabile attrattiva verso tutte le comodità alle quali siamo abituati, non promettono certo un tempestivo miglioramento della situazione.

Ocean Cleanup Array

Oggi nello specifico parliamo di plastica negli oceani e di Ocean Cleanup Array, l’invenzione del diciannovenne Boyan Slat, studente presso la Delft University of Technology alla facoltà di Ingegneria Aerospaziale.

Boyan ha annunciato due anni fa la sua invenzione, mostrandola come la soluzione che tanto attendevamo per ridurre sensibilmente l’inquinamento marino a causa dell’enorme quantità di plastica che vi è stata gettata. Questo giovanissimo inventore abbondonò gli studi per dar vita al suo progetto in crowdfunding, chiamato “The Ocean Cleanup Foundation”.

Il progetto contro la plastica negli oceani – Boyan Slat aveva ideato una struttura composta da: un nucleo centrale che fungeva da filtro e due bracci galleggianti  che trasportano appunto i rifiuti verso il centro, dove poi vengono raccolti e separati dal plancton. Inizialmente il progetto aveva il compito di eliminare in 5 anni 7.250.000 tonnellate di rifiuti, rimuovendo quindi, secondo il suo inventore, una delle cinque isole di plastica, conosciuti anche come vortici dell’oceano Pacifico.

Un progetto molto ambizioso certo, ma che senza dubbio ha creato diversi dubbi all’interno del mondo scientifico. Per due anni la cosa è tornata nell’oblio e magari qualcuno aveva pensato che il progetto non sarebbe mai diventato operativo. In realtà è stato sottoposto ad uno studio di fattibilità grazie a un team composto da scienziati e ingegneri.

Lo studio ha portato alla luce un nuovo risultato, non entusiasmante quanto il primo certo, ma le potenzialità sono comunque molto buone. In circa 10 anni sarebbe possibile eliminare metà della Great Pacific Garbage Platch.

Verso la metà del 2016 verrà messo in atto un progetto pilota dalla dura di due anni. Terminerà quindi nel 2018 e interesserà la costa di Tsushima, isola tra Giappone e Corea del Sud la cui incolumità è minata da una grande quantità di rifiuti in plastica, a causa di alcune correnti che fanno confluire la spazzatura.

Ocean Cleanup Array è per il momento un prototipo, con una lunghezza di 1000 metri a braccio e un’ampiezza di 2000 metri. Se questo primo test raggiungerà buoni risultati, la portata potrà arrivare a 10 km.

Le critiche attuali – E’ stato Tony Haymet a portare in risalto un grande limite di questa invenzione. Il professore dell’Università di California di San Diego ha evidenziato che questo sistema non estrae le microplastiche, le quali vengono ingerite in grandi quantità da diverse specie marine e di conseguenza portate nella catena alimentare di animali e uomini.

Tuttavia almeno, è un metodo per ridurre i grandi rifiuti che galleggiano, visto che Ocean Cleanup Array può lavorare nei primi due metri d’acqua.

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ClaudiaL

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