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Osteocondrite dell’astragalo: cause, sintomi e trattamenti

Osteocondrite dell’astragalo: cause, sintomi e trattamenti

La osteocondrite dell’astragalo è una condizione degenerativa che colpisce l’osso e la cartilagine della caviglia e in particolare l’astragalo, provocando un forte dolore e una leggera zoppia. La morte delle cellule ossee genera un indebolimento e una rottura della sezione ossea e della cartilagine interessata che finisce  per staccarsi dall’osso sano.

Osteocondrite dell’astragalo- foto abcsalute.it

L’astragalo e più precisamente le sue tre porzioni (testa, collo e corpo) è una delle sette ossa che costituiscono il tarso del piede.

Si tratta di un osso fondamentale per la formazione dell’articolazione della caviglia, insieme al calcagno, l’estremità distale della tibia e l’estremità distale del perone.

La osteocondrite dell’astragalo colpisce maggiormente il bordo postero-mediale e il bordo antero-laterale di giovani e soggetti sportivi che sono maggiormente esposti ai traumi della caviglia.

Se la patologia colpisce i giovani in fascia d’età sotto i 20 anni allora la condizione si risolve naturalmente dopo un periodo di riposo assoluto mentre se interessa gli adulti oltre i 50 anni può determinare la necessità di un intervento chirurgico.

Osteocondrite dell’astragalo: Cause

Cosa provoca la osteocondrite dell’astragalo?- foto skiinfo.it

La osteocondrite dell’astragalo si presenta come una patologia degenerativa che si manifesta a seguito di una serie di traumi a livello del piede e della caviglia.

Generalmente i soggetti che praticano sport come calcio, rugby, e sci rischiano più di altri di essere afflitti dalla patologia a causa del tipo di movimento richiesto e dei ripetuti traumi.

Questo però non significa che anche un incidente domestico e una semplice distorsione non possano diventare cause scatenanti della condizione degenerativa.

Sintomi

Osteocondrite dell’astragalo: tutti i sintomi- foto meteoweb.eu

Questa patologia degenerativa può presentarsi inizialmente come una condizione asintomatica per poi lasciare spazio alla comparsa di un corredo di sintomi specifici a carico dell’articolazione:

  • Dolore
  • Blocchi
  • Gonfiore
  • Limitazione dei movimenti
  • Scriccioli
  • Lieve zoppia

Diagnosi

Diagnosticare la osteocondrite dell’astragalo- foto viverepiusani.it

Nella maggior parte dei casi purtroppo la patologia viene diagnosticata quando si presenta già in stato avanzato, proprio perché all’inizio risulta asintomatica oppure interpretabile come un lieve disturbo passeggero.

In molti casi l’esame radiografico non rileva la presenza della osteocondrite dell’astragalo e per questo la diagnosi e le linee di intervento tardano ad arrivare.

L’esame strumentale capace di mostrare lo stadio dell’osteocondrite dell’astragalo è la Risonanza Magnetica: mostra l’entità della lesione e permette di pianificare il trattamento più idoneo.

Sostanzialmente la osteocondrite dell’astragalo può essere classificata in quattro stadi:

  • piccola area di compressione subcondrale
  • frammento isolato parzialmente
  • frammento totalmente distaccato ma non dislocato
  • completa dislocazione del frammento

La lesione non appare evidente nemmeno nelle radiografie iniziali perché l’articolazione si mostra meccanicamente stabile e normale con un semplice rigonfio.

Solo nella fase successiva è possibile ravvisare un orlo sclerotico che circoscrive la lesione e il frammento osseo inizia a rivelare segni di frammentazione.

Successivamente l’articolazione mostra la perdita di continuità della cartilagine articolare e il tessuto osseo del frammento libero presenta una consistenza diversa rispetto all’osso che la circonda.

Trattamenti

Vari trattamenti per la osteocondrite dell’astragalo- foto osteopatafisioterapista.wordpress.com

La osteocondrite dell’astragalo viene curata solitamente con il riposo assoluto e l’abbandono da attività sportiva e movimentazione eccessiva delle articolazioni coinvolte.

Nei casi più gravi, invece, diventa necessario intervenire con un trattamento chirurgico che prevede l’inserimento di un frammento osseo o cartilagineo oppure l’inclusione di un innesto artificiale.

Terapia conservativa

Quando la lesione si presenta ancora abbastanza stabile è possibile procedere con una terapia conservativa ovvero con il riposo dall’attività lavorativa e sportiva o l’eventuale immobilizzazione dell’articolazione con gessature.

La terapia conservativa viene adottata soprattutto per le forme di osteocondrite dell’età giovanile perché si tratta di forme che tendono a guarire in maniera spontanea con un trattamento terapeutico di supporto.

Terapia chirurgica

Il trattamento chirurgico viene riservato agli stadi instabili e a tutti quei soggetti che non hanno mostrato benedici dalla terapia conservativa.

È possibile scegliere interventi chirurgici differenti a seconda dell’età del soggetto e del tipo di lesione dell’astragalo.

  • reinserimento del frammento staccato all’osso attraverso micro perforazioni nella porzione interessata per favorire la vascolarizzazione
  • asportazione del frammento staccato dall’osso sano seguita da micro perforazioni nella zona del distacco per realizzare una cicatrizzazione di tipo fibroso a sostituzione della cartilagine
  • ricostruzione della superficie articolare interessata tramite un trapianto di condrociti ossia le cellule che producono la cartilagine

Trapianto cartilagine

Il trapianto della cartilagine come trattamento per risolvere la osteocondrite dell’astragalo può essere declinata in diverse tecniche:

  • prelievo di cellule cartilaginee in artroscopia, coltura delle cellule in laboratorio e successivo impianto
  • prelievo osteocondrale dal ginocchio di un tassello cilindrico, bonifica della lesione osteocondrale astragalica e impianto nell’astragalo
  • bonifica della lesione osteocondrale dell’astragalo e innesto di acido poliglicolattico e fosfato tricalcico (idrossiapatite)

Generalmente tutti questi interventi chirurgici ammettono la possibilità di riprendere la deambulazione con stampelle dopo appena 4 settimane e abbandonare le stampelle dopo 8 settimane.

È decisivo l’esame RM di controllo al quarto mese per conoscere l’esito della terapia ed eventualmente procedere ì con la ripresa anche dell’attività sportiva.

Laureata in Informazione e sistemi editoriali, amante della cultura orientale e appassionata di benessere, salute e fitness.

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