Dieta Metabolica Settimanale: Schema, opinioni e risultati

Dieta Metabolica

Tra le diete che sono invece “sopravvissute” e che sono state ritenute valide ritroviamo senz’altro la classica dieta vegetariana, la dieta dukan, la dieta Atkins e la dieta Metabolica. Probabilmente quest’ultima è tra le meno conosciute e ciò è giustificato dal fatto che è una delle più recenti creazioni di un medico canadese di origini italiane, il dr. Mauro G. Di Pasquale, autore di “The Metabolic Diet: The revolutionary diet that explodes the myths about carbohydrates and fats”.

La dieta Metabolica si basa tutta sulla sostituzione del carburante energetico principale del nostro organismo, i carboidrati, con un carburante diversamente energetico, i grassi. A pensarci forse potrà sembrare strano eppure è proprio intorno al principio della ridotta stimolazione insulinica che ruota tutto.

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas in misura proporzionale agli zuccheri introdotti nell’organismo con l’alimentazione; il suo compito è quello di promuovere la sintesi dei grassi e il loro successivo accumulo nelle cellule adipocitiche. In realtà i carboidrati non vanno del tutto eliminati in quanto una quota minima di questi deve sempre essere presente in una dieta che sia davvero sana ed equilibrata ma il trucco è tutto nell’individuarne le giuste quantità. La dose di carboidrati da assumere è infatti soggettiva e va individuata nel cosiddetto periodo di prova che si protrae per circa un mese di tempo. In questo tempo si riducono al minimo le quantità di glucidi (carboidrati) e tutto ciò, all’inizio, può anche causare effetti collaterali tipici di un tale regime alimentare tra i quali cefalea, nausea, stanchezza ecc.

Il periodo di prova…

Solitamente il mese di prova si suddivide in piccoli step che tengono conto del cosiddetto schema 12-2 secondo il quale, durante i primi 12 giorni, detti giorni di scarico, si assumono pochissimi carboidrati (circa 30g giornalieri), molti grassi (circa il 40-60% delle calorie giornaliere) e cibi proteici (per il 40-50% delle calorie giornaliere). Durante gli altri 2 giorni, detti giorni di ricarica, è prevista l’assunzione di carboidrati per il 35-60% delle calorie giornaliere, di grassi per il 20-40% delle calorie giornaliere e di proteine per il 15-30%. Questa fase di ricarica serve per utilizzare al meglio l’ormone insulina infatti un simile approccio addestrerebbe l’organismo a bruciare i grassi in maniera più veloce e ottimale soddisfacendo, allo stesso tempo, le sue richieste energetiche.

E’ da non sottovalutare il fatto che un’alimentazione tanto drastica possa portare stanchezza, giramenti di testa, nausea ed altri sintomi specifici che potranno fungere da campanelli d’allarme per individuare le quantità di carboidrati adatte perché l’organismo trovi il suo equilibrio e abbia il giusto apporto energetico.

Il periodo di mantenimento

Una volta individuata la propria soglia-limite di carboidrati da assumere quotidianamente si usa ridurre lo schema 12-2 in uno schema 5-2 non variando le calorie giornaliere di carboidrati, lipidi e proteine da assumere rispettivamente nei giorni di scarico e in quelli di carico.

Pro e contro

Tra i vantaggi che un regime alimentare apporta ritroviamo senza ombra di dubbio:

  1. stabilizzazione della glicemia con conseguente riduzione della “fame nervosa” e di strambi sbalzi d’umore;
  2. perdita di peso veloce ma efficace evitando il fastidioso afflosciarsi dei muscoli che si verifica con le solite diete fai-da-te disequilibrate e troppo generiche per essere adatte a tutti gli individui;
  3. miglioramento del sistema immunitario;
  4. nessuna esclusione di cibi ma semplicemente variabilità di questi;

 

Ovviamente non tutti sono a favore di un regime alimentare tanto particolare e, all’inizio, tanto drastico.

La dieta Metabolica non è d’altra parte esente da inconvenienti che potrebbero verificarsi come:

  1. formazione di corpi chetonici prodotti dal corpo in condizioni di digiuno prolungato e/o di estrema carenza di glucosio;
  2. rendimento energetico inefficiente dei grassi se paragonato a quello dei carboidrati ritenuto, da molti, superiore al rendimento di qualsiasi altro alimento;
  3. eccessivo consumo di proteine che potrebbe condurre ad un’alterazione dei normali livelli di azotemia;
  4. eccessivo consumo di grassi, soprattutto saturi, i quali contribuirebbero nello sviluppo nell’arteriosclerosi;
  5. sbalzo insulinico, provocato dalla drastica diminuzione dell’apporto glucidico all’organismo.

 

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