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Cibi spazzatura: Il no alla tassa

Anche se sempre più esperti raccomandano una dieta ad alto contenuto di vegetali e povera di prodotti di origine animale e di alimenti trasformati, la nostra alimentazione continua  proprio a seguire delle direttive opposte e c’è disaccordo sul fatto che la sua modifica potrebbe migliorare la salute generica di un individuo e risparmiare decine di milioni di vite.

Ma l’industria alimentare sembra incapace di commercializzazione di cibi più sani. La loro missione non è la salute pubblica ma il profitto, per cui continueranno a vendere i dannosi cibi spazzatura davvero più redditizi, fino a quando il mercato o altri eventi di forza maggiore non li fermeranno.

E tra  cause di “forza maggiore” dovrebbe esserci proprio il Governo, mediante il suo ruolo di promotore del bene pubblico e correttore della condotta nazionale. Invece di sovvenzionare la produzione di alimenti insalubri, la situazione dovrebbe essere ribaltata e alimenti come le patatine fritte, le ciambelle e gli snack ipercalorici dovrebbero essere scoraggiati, mediante, come aveva pensato qualcuno, delle tasse sui cibi spazzatura.

Per l’esattezza, il ministro della Salute Renato Balduzzi sembrava favorevole all’introduzione della sopracitata tassa, ma, dopo accesi dibattiti e polemiche la proposta è stata bocciata dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera il quale ha dichiarato: “Io sono personalmente contrario come Catania alla tassa sullo junk food, non è quello il modo per andare nella direzione della corretta alimentazione. Quindi almeno due ministeri sono contrari ma non siamo gli unici”.

Dello stesso avviso è anche il vicepresidente del Senato Emma Bonino che ha spiegato: “In effetti il rischio è quello della semplificazione, non per rendere le cose semplici, ma semplicistiche, che è un’altra cosa. In realtà il problema dell’obesità è un problema vero, ma è un problema anche complesso, che ha a che fare più che con il cibo, con la sedentarietà. Io sono convinta che il problema non è tanto prendere a bersaglio un cibo piuttosto che un altro, ma è un problema di quantità, oltre che di qualità, ed è un problema di stili di vita”.

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