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Bullismo: Sintomi premonitori di chi ne è vittima

bullismo

Poiché l’esperienza del bullismo può dare origine a effetti traumatici, è fondamentale verificare se vostro figlio presenta qualche disturbo legato all’evento traumatico. Di recente il National Center for Post-traumatic Stress Disorder ha dimostrato che le vittime di atti di bullismo presentano a volte disturbi da stress post-trauma (DPTS). Tali disturbi psichiatrici si manifestano in presenza di situazioni che minacciano la sopravvivenza di un individuo come ad esempio guerre, calamità naturali, incidenti stradali, aggressioni. In questo caso l’evento scatenante il disturbo è legato a maltrattamenti sistematici e persistenti come appunto avviene con il bullismo.

Disturbi da stress post-traumatico

stress post traumatico

Se avete il sospetto che vostro figlio sia affetto da disturbo da stress post-traumatico, rivolgetevi ad un consulente professionista. In genere, chi ne è afflitto ha incubi ricorrenti, fa fatica a dormire, si sente distaccata dalla realtà. Tali sintomi, se particolarmente persistenti, possono interferire con il normale svolgimento delle attività quotidiane. Al di là di questi disturbi psicologici, si verificano anche disturbi a livello fisico. Tra i più frequenti la mancanza di concentrazione e di attenzione, disturbi legati alla memoria. Ovviamente se vostro figlio dovesse avere improvvisamente un calo nel rendimento scolastico, cercate di capirne il motivo.

Non sottovalutate mai nessun tipo di episodio anche se può sembrare di poco conto.

Irritabilità e rabbia

bambino nervoso

Più vostro figlio sarà entrato nel vortice del bullismo come vittima, più tenderà a divenire irritabile e ad avere degli attacchi di rabbia contro se stesso o gli altri. Anzi, per scaricare la tensione accumulata, potrebbe a sua volta diventare bullo con altri suoi coetanei. La disperazione ormai si è impossessata del ragazzo al punto che la vita a scuola sembra sfuggire a qualsiasi controllo e che il bullismo sia avvertito come un male ineliminabile, parte integrante della vita scolastica.

La rabbia accumulata e non più controllabile potrebbe sfociare in emozioni negative come dolore, imbarazzo, umiliazione, paura, ansia, attacchi di panico, incapacità a concentrarsi, confusione mentale, indecisione, spossatezza, impazienza, mancanza di motivazioni, senso di inadeguatezza, idee di vendetta, sfiducia nelle persone e in generale nella vita fino a pensieri sul suicidio.

I ragazzi maltrattati a lungo, una volta entrati in depressione, possono coltivare l’idea del suicidio.

La depressione nei bambini e negli adolescenti è infatti associata a un rischio maggiore di comportamenti suicidi. Nel 1997 il suicidio era la terza causa di morte nei ragazzi di età tra i dieci e i ventiquattro anni.

Parlare di suicidio tra genitori e figli

genitori e figli

Secondo ricercatori americani uno scambio di domande tra genitori e figli, sulla tematica del suicidio, non aumenterebbe le probabilità che il ragazzo metta in atto i suoi intenti (se ci fossero) ma al contrario potrebbe aiutarlo a tirare fuori le proprie emozioni negative permettondo quindi di farsi curare da professionisti.

  1. Ti senti depresso, triste?
  2. Ti è mai capitato di far fatica a dormire?
  3. Hai meno appetito del solito?
  4. Hai voglia di bere di più? Di assumere altre sostanze che possano farti sentire più forte?
  5. Ti senti sfiduciato?
  6. Hai mai pensato al suicidio?
  7. Hai mai fatto male a te stesso?

Sembrano domande assurde da porre al proprio figlio ma tutto dipende dal dialogo che si è instaurato con lui.

Di solito chi medita di farla finita lascia lungo la strada numerosi segnali come un disinteresse per le cose a cui prima teneva tanto, farsi sfuggire qualche frase con gli amici sul fatto di volersene andare presto, scrivere frasi su un diario in tema di suicidio, improvvisi cambiamenti di personalità, comportamenti autodistruttivi.

In presenza di alcuni di questi segnali, mantenete la calma anche se preoccupati e cercate di mettere a punto un programma di aiuto e sostegno emotivo per vostro figlio.

Parlatene a scuola, con psicologi, con le autorità locali e naturalmente con il ragazzo, cercando di ricostruire tutta la storia dall’inizio.

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