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I benefici delle alghe per la tiroide

La tiroide è una ghiandola fondamentale per la salute umana, ma spesso può ‘fare i capricci’, quindi funzionare in modo troppo veloce o troppo lento. In caso di funzionamento lento della tiroide è possibile ricercare beneficio nell’alimentazione, in particolare nella scelta di cibi ricchi di iodio come le alghe marine. I benefici delle alghe per la tiroide sono molti e meritano di essere scoperti nel dettaglio da chi presenta questo problema così spinoso spesso difficile da risolvere.

La tiroide è una ghiandola molto importante e che spesso viene sottovalutata dalle persone. Il suo compito è di regolare il metabolismo ed essa si occupa anche di determinare il flusso sanguigno negli organi, quindi di dare vita al ricambio cellulare che avviene attraverso l’ossigeno. Il processo di ricezione dell’ossigeno e dei nutrienti che avviene nel sangue può essere variabile e tutto dipende dallo stato di funzionamento della tiroide. Di base, la ghiandola può funzionare in modo rapido o meno rapido e quando non funziona al meglio si parla di ipertiroidismo oppure di ipotiroidismo.

Cos’è l’ipertiroidismo?

alghe

Si tratta di una patologia che si manifesta quando nel sangue entrano in circolo troppi ormoni tiroidei. Molte sono le cause di questo stato, fra le quali si possono incontrare l’adenoma tossico, il gozzo e anche il morbo di Basedow-Graves. L’ipertiroidismo può essere causato da forme comuni di tiroidite post partum.

I sintomi di questo malfunzionamento sono una perdita di peso anche eccessiva e incontrollabile, condizioni di irritabilità e di affaticamento costante, anche di apatia che può sfociare nella depressione. L’ipertiroidismo può inoltre indurre alla pelle ingiallita e all’indebolimento generale e nei casi più gravi si manifesta con nausea costante, vomito e dissenteria. Chi soffre di questo problema deve appurarlo mediante le giuste analisi del sangue e monitorarlo nonché controllarlo con la somministrazione di farmaci.

Cos’è l’ipotiroidismo?

L’ipotiroidismo viene comunemente chiamato ‘tiroide stanca’, perché a causa della scarsa presenza di questo minerale il volume della tiroide aumenta fisicamente e può formarsi il gozzo. Si tratta di una malattia che colpisce solitamente le donne sopra i 50 anni e dopo il parto e che si rivela essere sofferto dal 3% della popolazione mondiale. I sintomi classici dell’ipotiroidismo sono la tendenza ad ingrassare e la conseguente difficoltà nel dimagrire, ma anche la perdita dei capelli che diventano secchi, le unghie fragili e la pelle secca, che si manifesta pallida e ruvida. Per quanto riguarda i sintomi generali, essi si rivelano essere la stanchezza, soprattutto mattutina, la depressione e gravi problemi di memoria. Anche in questo caso è doveroso effettuare un esame del sangue per comprendere i valori legati alla tiroide e quindi lavorare con terapie adatte per limitare l’evoluzione del problema.

Cosa si intende per fabbisogno di iodio?

Una donna in età fertile ha un fabbisogno di iodio pari a 150 microgrammi. Esso sale a 200 grammi durante la gravidanza e per un bambino è di 90 microgrammi. L’uomo adulto ha invece un fabbisogno giornaliero di iodio di 130 microgrammi. Questo è il fabbisogno giornaliero di iodio degli esseri umani, che se non viene opportunamente rispettato può dare origine a problemi legati al funzionamento della tiroide.

Tiroide: come stimolarla?

Chi è affetto da ipotiroidismo deve risvegliare la tiroide, ovvero metterla in moto perché lavora troppo poco. Al di là della somministrazione farmacologica, che deve essere attuata dal medico curante, ci sono alcuni cibi alimenti che possono essere preziosi per la cura di questa patologia. In particolare, è interessante analizzare il rapporto fra alghe e tiroide, perché questi cibi così speciali possono diventare un valido aiuto per chi soffre di questo problema.

I benefici delle alghe per la tiroide

Le alghe sono purtroppo poco impiegate nella dieta mediterranea, in quanto si tratta di alimenti che appartengono per lo più alla cultura gastronomica asiatica. La ragione va ricercata nel luogo dove essere crescono, ovvero i mari delle regioni dell’Asia. Grazie alle aperture dei mercati internazionali e ai commerci più veloci, anche in Europa è possibile approvvigionarsi di alghe, alimenti particolari e preziosi, che si rivelano essere importanti nella gestione e nella cura del malfunzionamento della tiroide.

Aggiungere le alghe ai piatti è semplice, molto più semplice di quanto si possa pensare, e la cucina giapponese ne è un esempio felice. La combinazione fra pesce crudo, alghe e riso che sta alla base del sushi è infatti una chiara presentazione di cibo salutare e che può essere scelto dalle persone che soffrono di ipotiroidismo. Le alghe sono infatti una fonte molto importante di iodio, ne contengono in quantità abbondanti, ma soprattutto semplice da assimilare da parte dell’organismo.

Alghe: come prepararle?

Disturbi-tiroide

Le alghe devono essere impiegate in modo diverso a seconda delle loro caratteristiche. Prima di ogni cosa è importante scegliere alghe di comprovata provenienza, magari affidandosi a canali sicuri come i supermercati biologici o i negozi specializzati in cibi giapponesi. Le alghe devono infatti provenire da allevamenti o da colture sicure e non inquinate. Esistono diversi tipi di alghe e di base le più fini chiedono di essere solamente messe a mollo per qualche minuto, mentre le alghe più spesse e corpose devono cuocere dai 30 ai 40 minuti. Ecco alcuni tipi di alghe che possono essere impiegate per integrare lo iodio nella dieta di ogni giorno:

– il Fucus Vesiculosus: è un’alga marina ampiamente utilizzata per stimolare la produzione di ormoni tiroidei. Si tratta di un vegetale molto particolare, che viene solitamente lavorato e distillata per ottenere dei preparati erboristici e fitoterapici utili per combattere l’ipotiroidismo;

– la Nori: quest’alga si presenta in fogli sottili e viene impiegata per preparare il sushi. È sufficiente inumidirla e quindi utilizzarla per arrotolare il riso e il ripieno prescelto;

– la Kombu: alga versatile che può essere aggiunta ai piatti per rendere la consistenza più morbida e rendere più digeribili le pietanze, soprattutto quelle a base di legumi;

– gli Spaghetti di mare: alghe molto curiose, che possono essere impiegate per condire pasta e riso;

– la Palmaria palmata: si tratta di un’alga leggera, che deve solo essere scottata e che può essere consumata in insalata o in aggiunta ai sughi o alle minestre.

È importante considerare che esistono due tipi di alghe che non vengono mangiate, ma che sono molto benefiche per l’ipotiroidismo. Si tratta dell’alga spirulina, che contiene tanto iodio, ma soprattutto vitamine e sali minerali preziosi come il ferro e il descritto fucus, alga eletta dalla comunità scientifica come la più efficace nel trattamento della disfunzione della tiroide.

Chi soffre di disfunzione della tiroide e ha quindi la necessità di attuare un’integrazione di iodio, può scegliere queste due alghe come integratori e abbinarle al consumo attento di alghe nell’alimentazione settimanale. È importante chiedere parere al medico curante e mai esagerare con l’assunzione di questi cibi, soprattutto sotto forma di integratori alimentari.

Per rendere l’assunzione delle più semplice è possibile preparare anche il sale alle alghe. Di cosa si tratta?

Sale alle alghe: come prepararlo

Il sale alle alghe è molto semplice da preparare, perché basta macinare il sale marino, preferibilmente integrale, e le alghe scelte, mescolare il composto con delicatezza e quindi conservare il tutto in un contenitore di vetro ben chiuso. Per rendere il sapore del sale migliore, è possibile aggiungere anche piante aromatiche, come la maggiorana, il timo, la salvia o il rosmarino. L’alga migliore da impiegare nel sale alle alghe è la Kep, che è ricca di iodio e viene da tempo impiegata per realizzare sali alle alghe disponibili in commercio.

Alghe vs altri alimenti: attenzione!

Lo iodio è un minerale delicato e i cibi che lo contengono come le alghe non devono essere abbinati con alimenti che potrebbero inibirne l’assunzione e la metabolizzazione. In particolare, si tratta della famiglia delle crucifere, quindi cavoli, cavolini di Bruxelles, verza e broccoli, degli spinaci, della soia. Attenzione anche ai fagioli per quanto riguarda i legumi e alle pesche e al lime per quanto concerne la frutta. Questi cibi vanno quindi consumati distanti dall’assunzione delle alghe per non inibire l’assunzione dello iodio e rendere vana l’integrazione alimentare.

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