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Artrosi: come combatterla e prevenirla

Tra le malattie più comuni con le quali dobbiamo interagire, soprattutto andando avanti con l’età, c’è proprio l’artrosi (chiamata anche osteoartrosi o osteoartrite). Purtroppo stiamo parlando di un problema degenerativo (ad oggi non esistono medicine che possono debellare questa malattia, ma solo arginare il tutto) che colpisce le articolazioni del corpo, specialmente quelle sottoposte a stress maggiori (ad esempio vertebre, anche, ginocchia).

Al livello fisico, in caso di artrosi la cartilagine, il cui compito principale è simile a quello di un “cuscinetto ammortizzatore”, si danneggia perdendo spessore (addirittura possono venire a crearsi veri e propri buchi). Questo fa sì che le ossa, senza la protezione di questo tessuto di sostegno (che purtroppo, non essendo irradiato di sangue, fa moltissima fatica a rigenerarsi), vengono a toccarsi tra di loro creando dolore.

Considerando che ad oggi non esistono cause scatenanti note per questa malattia, grazie alle ultime ricerche mediche nel campo si tende a pensare che l’artrosi possa essere l’esito di un “semplice” processo di invecchiamento generale relativo ai tessuti delle articolazioni. Per questo motivo dobbiamo essere noi a prenderci cura del nostro corpo attraverso un’attività spesso sottovalutata: la prevenzione.

Fattori di rischio

Intanto andiamo a vedere quali sono i fattori di rischio dell’artrosi, ovvero quell’insieme di quelle motivazioni (età, sesso, abitudini) che possono maggiormente favorire l’insorgere di questa malattia. Ovviamente non è detto che, pur trovandoci in presenza di queste cause, il soggetto si trovi a soffrire di artrosi, come, al contrario, anche una persona sana può sviluppare questo genere di problematiche dal nulla. Come per tutto ciò che riguarda in generale la persona, anche questo caso non si esime dal controllo del DNA e la predisposizione genetica gioca un ruolo fondamentale.

I fattori di rischio classici e più comuni sono l’età del paziente (più questi è anziano, più il corpo avrà difficoltà di guarire e tutelare se stesso), il sesso (è stato riscontrato che le donne sono maggiormente affette da artrosi passati i 50 anni, mentre a volte prevalgono gli uomini al di sotto di questa soglia) e il peso corporeo (ovviamente più si riesce a rimanere nel peso forma, meno le articolazioni dovranno sforzarsi di mantenere il giusto bilanciamento).

Un altro fattore di rischio, purtroppo a volte indipendente dalla nostra volontà, è quello legato a traumi, microtraumi e usi prolungati di specifiche articolazioni in ambiente sportivo o lavorativo. Numerose ricerche hanno evidenziato la stretta relazione tra determinati movimenti ripetuti a lungo e l’insorgere della malattia.

Prevenzione e cura.

Nonostante si possa pensare che troppa attività fisica sia uno dei fattori di rischio dell’artrosi, in realtà non è così, ovviamente senza esagerare: l’allenamento del corpo fa sì che muscoli e tendini siano reattivi e pronti a collaborare con l’articolazione. Anche in presenza di artrosi già conclamata è consigliabile fare attività motorie mirate: il movimento (oltre a migliorare umore, aspetto e a tenere sotto controllo il peso), evita che i tessuti molli si atrofizzino, generando instabilità e quindi una maggiore possibilità di traumi.

Vale, insomma, il vecchio detto “la virtù è nel mezzo”: sia il poco allenamento che il troppo porta a un generale indebolimento del fisico (che in un caso non ha modo di irrorare bene i muscoli, nell’altro sottopone questi ad uno stress eccessivo) esponendo il corpo ad una maggiore probabilità di traumi e incidenti, tra le cause (o concause) dell’artrosi. Per questo motivo è molto alta la frequenza di sviluppare la malattia negli sportivi: lo sforzo fisico prolungato porta ad un’usura maggiore dell’articolazione maggiormente utilizzata in quell’attività.

Collegato all’esercizio fisico c’è il controllo dell’alimentazione: in generale bisognerebbe limitare alcol, cibi poco salutari (fritti, cibi troppo elaborati, zuccheri raffinati etc.) e preferire proteine vegetali a discapito di quelle animali (non eliminandole totalmente, non fa mai bene, ma optando più per i pesci che per la carne).

Negli ultimi anni sono comparsi in commercio anche integratori che forniscono immediatamente le sostanze nutritive di cui ha bisogno la cartilagine (che purtroppo, non essendo un tessuto irrorato di sangue, può raccogliere solamente per diffusione gli elementi che le servono): parliamo ad esempio di glucosamina solfato, condroitina solfato e acido ialuronico.

Purtroppo, non essendoci una cura definitiva per questa malattia, la medicina può solo cercare di arginare il dolore e cercare di mantenere (con l’aiuto del paziente) il movimento dell’articolazione e l’autonomia nelle attività quotidiane. Vengono in aiuto in questo le terapie farmacologiche, la fisioterapia e l’intervento chirurgico.

Visto i passi da gigante che la Medicina ha fatto negli ultimi anni, speriamo che si possa arrivare presto ad una cura per questa malattia. Intanto, prestiamo attenzione noi per primi al nostro corpo, così non avremo di che pentircene in futuro!

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