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Arteriosclerosi, la nemica delle nostre arterie

Arteriosclerosi

Le arterie che hanno il compito di trasportare il sangue e tutte le sostanze nutritive ai vari organi e distretti del corpo, sono rivestite al loro interno da una sottile e delicata membrana, l’endotelio, che grazie alle sue proprietà impedisce al sangue di coagulare, come avviene in occasione di una perdita si sangue per colpa di una ferita o lacerazione qualunque.

Quando l’endotelio, per una qualsiasi ragione si danneggia, il sangue comincia ad infiltrarsi tra l’endotelio stesso e la parete del vaso e forma dei depositi delle sostanze grasse trasportate dal flusso sanguigno, con conseguente formazione della placca, che aumenterà progressivamente determinando il ristringimento e l’indurimento del vaso con conseguente riduzione della sua portata. Gli organi a valle dell’ostruzione cominceranno a ricevere una quantità sempre minore di ossigeno, fondamentale per il metabolismo, e andranno in sofferenza. Tanto più grave sarà la riduzione della luce dell’arteria, tanto più problematica sarà la sofferenza degli organi interessati. Può capitare, inoltre, che in caso di placca particolarmente molle, questa si possa rompere e i suoi sedimenti trasportati dal flusso sanguigno possono andare ad occludere vasi più piccoli anche ad una certa distanza dalla rottura.

La conseguenza di una occlusione totale o parziale, almeno del 90%, di un vaso ha come conseguenza un infarto, se l’occlusione interessa una coronaria, un ictus, se l’occlusione interessa un vaso che trasporta il sangue al cervello. La gravità dei due eventi è evidentemente direttamente proporzionale all’estensione del tratto interessato dall’ischemia.

Molteplici sono i fattori di rischio che possono innescare il processo aterosclerotico. Innanzi tutto il fumo, il principale nemico dell’uomo, anche quello passivo, poi l’essere vanti negli anni, l’ereditarietà, una dieta ricca di grassi animali e zuccheri, livelli elevati di trigliceridi e colesterolo, vita sedentaria, abuso di alcool, pressione arteriosa oltre la norma, obesità, poca attività fisica, diabete e stress.

A queste vanno aggiunte alcune forme infettive e infiammatorie che sono considerate dei fattori di rischio.
Le conseguenze che questi fattori di rischio determinano si sommano l’un l’altra nel senso che più numerosi sono i fattori di rischio ai quali si è esposti, più aumentano le probabilità di contrarre la patologia.

La prevenzione, come al solito, ha un ruolo importante per evitare di andare incontro ad eventi nefasti, ed è di tutta evidenza che alcuni fattori non possono essere evitati quali l’età e la familiarità, così come un altro di origine genetica, legato ad un disordine del gene APO-A, che determina livelli elevati di lipoproteina-A. Una persona su sei è portatrice di questa anomalia genetica, ma probabilmente la percentuale è sottostimata in quanto non tutti sono a conoscenza di questa anomalia. I soggetti interessati, quindi, dovranno porre molta attenzione al loro stile di vita oltre a fare ricorso ad una corretta terapia farmacologica, la sola in grado di tenere sotto controllo la lipoproteina-A.

E’ comunque possibile modificare il proprio stile di vita cominciando con l’abolire completamente il fumo, anche quello passivo, e con l’evitare una dieta ricca di grassi animali e di zuccheri. La dieta mediterranea è la più indicata per combattere il colesterolo. Frutta e verdura, pesce e alimenti ricchi di omega-3 dovrebbero essere il pane quotidiano in quanto sono quanto di meglio per tenere il colesterolo sotto controllo. Il tutto senza tralasciare un po’ di attività fisica.

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